17/01/2012
La vaschetta del bagno - Come funzione e come riparare il guasto
Vediamone per prima cosa il principio di funzionamento. L'acqua affluisce alla vaschetta attraverso un tubo la cui estremità porta una valvola di chiusura che blocca l'afflusso dell'acqua spostandosi verso l'alto. La parte mobile di questa valvola è portata da uno stelo incernierato a un estremo e che reca all'altro estremo un galleggiante (una sfera cava metallica o di plastica) Quando nella vaschetta l'acqua ha raggiunto il giusto livello, il galleggiante, spinto dall'acqua stessa, si solleva e con esso lo stelo e la parte mobile della valvola. Alla situazione « vasca piena » corrisponde quindi la situazione « valvola d'afflusso dell'acqua chiusa ». Tale sistema, di per sé semplice, può guastarsi: la coppiglia o il piccolo perno che costituiscono la cerniera dello stelo del galleggiante possono rompersi, per usura od ossidazione. In tal caso, l'afflusso d'acqua non si interrompe più, in quanto la valvola rimane sempre aperta. È anche possibile che il galleggiante si riempia d'acqua e « affondi », il che provoca lo stesso inconveniente. È anche possibile, col tempo, che lo stelo si incurvi verso l'alto, per cui la valvola si chiude in corrispondenza di un livello dell'acqua nella vaschetta troppo alto, ma tutto dipende molto dalla qualità della rubinetteria che avete acquistato insieme alla vostra vaschetta da bagno.
Quando uno di questi guasti si verifica, se il dispositivo è ben costruito, l'acqua non trabocca ma fluisce entro la tazza del gabinetto in maniera continua, attraverso l'apposito tubo, con il caratteristico e fastidioso scroscio. Questo perché la campana , che in condizioni normali impedisce il deflusso dell'acqua dalla vaschetta alla cassa, si solleva da sé e scarica l'acqua quando essa all'interno della vaschetta supera un certo livello, superiore di 5 o 10 centimetri a quello normale. La campana, a sua volta, è il congegno che, sollevandosi - per azionamento manuale attraverso la tradizionale catenella o la più moderna leva (cassette basse) -permette il flusso normale dell'acqua. Il sistema è quindi « autoprotetto », in quanto in caso di guasto il suo dispositivo di carico (valvola - stelo - galleggiante) si scarica automaticamente attraverso la sua via naturale: se così non fosse il guasto provocherebbe un allagamento (che talvolta però si verifica).
20:13
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17/10/2011
Chiodi per le piccole riparazioni - Muratura e consigli utili
Quasi sempre utilizzando chiodi per piccole riparazioni si ottengono risultati poco durevoli, e non di rado si aggrava il danno.
Chiodi molto sottili si possono usare per bloccare agli spigoli una cornice leggera, per fissarvi il cartone che tiene ferma una stampa o una fotografia contro il vetro, per fermare in posizione il fondo di un cassetto, scorrevole nelle sue guide, che tende a sfilarsi, e in qualche caso analogo. I chiodi sono utili anche per il tappezziere, quando fissa la stoffa di rivestimenti al telaio portante, specie nelle parti non visibili di un mobile.
Ma nella costruzione e nella riparazione dei mobili, moderni e più ancora antichi, i chiodi non vanno usati. Possono dare l'illusione di realizzare una riparazione o un fissaggio in maniera rapida ed efficace, ma si tratta, appunto, di un'illusione. I chiodi servono per le casse da imballaggio, tende da giardino, per le strutture provvisorie di sostegno di certi lavori in edilizia. Chiodi di notevole spessore e lunghi parecchi centimetri si usano talvolta nella costruzione di edifici in legno di piccole e medie dimensioni, ove si tratti semplicemente di bloccare in posizione un dato elemento, ma non di sopportare sforzi rilevanti.
In alcuni casi, si possono usare chiodi molto sottili per bloccare una giunzione fino a che la colla non abbia fatto presa, o per tenere in posizione un pezzo esterno di un mobile antico fino a che la colla non si sia indurita, per poi toglierli con molta delicatezza.
In una casa è bene siano disponibili chiodi di dimensioni molto varie, in acciaio e in ottone, a sezione quadrata e rotonda, da utilizzare per sospendere alle pareti quadri, mensole, ecc.
10:52
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16/10/2011
Raccomandazioni sul impianto idraulico - Fai da te Idraulico
Ed ora, per finire con l'impianto idraulico, alcune raccomandazioni di ordine generale.
Quando ci si assenta da casa, anche per pochi giorni, conviene serrare tutti i rubinetti di sicurezza, anche quelli « mascherati ». Ci si garantirà contro possibili cedimenti di guarnizioni e di raccordi, e al tempo stesso si terranno in efficienza i rubinetti di sicurezza i quali, qualora non venissero usati per anni e anni, al momento buono potrebbero non funzionare più.
Qualora la casa « abbandonata » si trovi in montagna o in un clima molto freddo, i metodi da seguire possono essere due. Il primo è di svuotare completamente l'impianto da tutta l'acqua che contiene, intervenendo sulla saracinesca che lo collega all'acquedotto (ove questo esiste) e svuotando se c'è, il serbatoio principale. Se invece la casa è collegata direttamente a un acquedotto, è anche possibile sistemare le cose in modo che attraverso tutti i rubinetti della casa fluisca un filo d'acqua. Per quanto freddo sia il clima, l'acqua dell'acquedotto ha una temperatura di una decina di gradi sopra zero, per cui, fluendo lentamente, impedisce la formazione di ghiaccio nei tubi. Il metodo, però, presenta i suoi rischi, in quanto è sempre possibile che uno scarico si ostruisca, un rubinetto si apra o si serri, la pressione vari. Se così si opera è quindi necessaria una certa sorveglianza, e cioè una visita di controllo da parte di una persona a ciò incaricata una volta al giorno o una volta ogni due giorni.
o tre settimane un certo quantitativo d'acqua in tutti gli scarichi della casa. È infatti possibile che in seguito a evaporazione o riflussi di gas dalla fognatura, il livello dell'acqua nei sifoni si abbassi al di sotto del limite minimo. In queste condizioni il sifone non svolge più la sua funzione, che è quella di impedire il flusso di gas mefitici dalla fognatura all'abitazione. Non è raro il caso di rientrare dalla villeggiatura o da un viaggio e ritrovare la casa appestata da un puzzo insopportabile, che, anche dopo aver spalancato le finestre, impiega alcuni giorni per scomparire completamente; la sua origine è quella sopradetta: abbassamento del livello dell'acqua presente nei sifoni e riflusso di gas e aria mefitica dalla fognatura all'abitazione.
Qualora nell'impianto si verifichino guasti veramente gravi, è opportuno non mettervi mano e ricorrere direttamente all'aiuto di un idraulico. In montagna e nei paesi freddi è possibile che l'acqua entro un tratto di tubazione geli e lo spezzi; è possibile che, in una villetta, si verifichino guasti nelle tubazioni che vanno al serbatoio centrale, nel relativo regolatore di livello e nella pompa di carico. In casi simili occorre curvare tubi a caldo, filettarli alle estremità, effettuare saldature, sistemare raccordi fìssi a perfetta tenuta: tutte operazioni che richiedono mezzi d'officina ingombranti, abbastanza costosi e non facili da usare.
Occorre ancora ricordare il criterio generale dell'impossibilità di ottenere una buona tenuta d'acqua serrando l'una contro l'altra due parti metalliche filettate o meno. È sempre necessario interporre una guarnizione elastica, e in caso di difficoltà, si farà ricorso a una tenuta sulla filettatura, realizzata in teflon, oppure alla già citata pasta resinosa locktite. È però piuttosto raro doversi valere di questi mezzi in quanto tubi e raccordi sono normalmente strutturati in modo da poter fare tenuta con una semplice guarnizione. Solo in certi impianti vecchi o in mancanza di pezzi di ricambio adatti può verificarsi l'impossibilità di procedere secondo la tecnica più semplice e più corretta. Come abbiamo già accennato, in casi del genere gli idraulici ricorrono a stoppa, gesso, e persino stucco: sono sistemi da evitarsi in quanto danno risultati accettabili (e non sempre) soltanto se realizzati da mano molto esperta.
20:13
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